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I’m Not a Robot, il Corto che Dovrebbe Vedere Chiunque Lavori con le Immagini

21/12/2025 14:00

Vito Sugameli

Cortometraggi, cortometraggi, oscar,

I’m Not a Robot, il Corto che Dovrebbe Vedere Chiunque Lavori con le Immagini

I’m Not a Robot, di Victoria Warmerdam, vincitore dell’Oscar 2025 come Best Live-Action Short, è uno di quei lavori che, se fai video, ti resta addosso.

I’m Not a Robot, di Victoria Warmerdam, vincitore dell’Oscar 2025 come Best Live-Action Short, è uno di quei lavori che, se fai video, ti resta addosso.

Ci sono cortometraggi che ti colpiscono per la regia, altri per l’idea, altri ancora perché riescono a raccontare il presente meglio di tanti lungometraggi. I’m Not a Robot, di Victoria Warmerdam, vincitore dell’Oscar 2025 come Best Live-Action Short, appartiene a quest’ultima categoria. Ed è uno di quei lavori che, se fai video, ti resta addosso più del previsto.

La premessa è semplicissima: una donna prova a superare un captcha online – hai presente? Quelli che ti chiedono di dimostrare che non sei un robot – e fallisce. Una volta, poi ancora, finchè qualcosa si incrina e il dubbio diventa legittimo: e se non fosse davvero umana?

I’m Not a Robot: Idea Minimale, Sfruttata Fino in Fondo

La forza del corto sta tutta qui: un’idea unica, chiara, contemporanea, portata avanti senza mai scappare da se stessa. Niente spiegoni, niente world-building inutile, niente svolte forzate. Il film prende un gesto quotidiano - cliccare “Non sono un robot” e superare quel piccolo test, quante volte lo facciamo al giorno? - e lo trasforma in una crisi identitaria. Da videomaker, è una lezione importante: non servono grandi budget o effetti speciali complessi per fare fantascienza. Basta individuare il punto esatto in cui la tecnologia tocca qualcosa di profondamente umano. E qui lo tocca in pieno.


È un corto che dimostra come la fantascienza più efficace oggi non passi dagli effetti speciali, ma dalla capacità di rendere inquietante qualcosa che facciamo ogni giorno senza pensarci.


Dal punto di vista cinematografico, I’m Not a Robot funziona perché allinea perfettamente idea, regia e messa in scena. La sceneggiatura non cerca colpi di scena spettacolari: lavora per accumulo, ripetendo il gesto del captcha finché diventa insostenibile. La regia accompagna questa ossessione con inquadrature stabili, composizioni pulite e una camera che resta sempre a distanza umana dalla protagonista, senza mai giudicarla o enfatizzarla. Il montaggio è essenziale, quasi invisibile, e lascia che sia il tempo — più che l’azione — a creare tensione. Tutto è calibrato per farci vivere la stessa frustrazione della protagonista: la sensazione di non avere controllo su un sistema che ti osserva, ti valuta e decide per te. 

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Cosa Funziona in I’m Not a Robot

La regia di Warmerdam è chirurgica e non cerca di mettersi in mostra. Inquadrature pulite, movimenti minimi, camera spesso ferma: tutto è pensato per farci restare incollati alla protagonista, al suo volto, alle sue micro-reazioni. Il disagio cresce lentamente, quasi senza che tu te ne accorga. E quando arriva, è troppo tardi. Hai presente certe puntate, particolarmente riuscite di Black Mirror? Ecco, quelle.

Da segnalare, inoltre, l’attrice protagonista (Ellen Parren) che regge praticamente tutto il corto sulle spalle: la sua è una recitazione sottilissima, mai sopra le righe; non urla, non drammatizza, si confonde, si irrigidisce. Ti fa venire voglia di domandarti: cosa faresti se ti succedesse una cosa simile, se ti capitasse di mettere in dubbio la tua natura “umana”? Cercheresti conferme negli altri, andresti nel panico? È proprio questo che rende il corto disturbante: non c’è niente di fantastico nel modo in cui la protagonista reagisce. È tutto estremamente realistico.

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Perché Questo Corto Parla Anche di Noi (Che Facciamo Video)

I’m Not a Robot non parla solo di informatica, di intelligenza artificiale: parla di validazione, di identità digitale, di quanto siamo abituati a dover dimostrare continuamente di essere autentici. Online, sui social, nel lavoro creativo. Se fai il videomaker, sai di cosa parlo. Algoritmi, piattaforme, metriche, approvazioni. Like, view, reach. Sono tutti sistemi che decidono se sei “visibile” o no, se esisti o no. E devo ammettere che, certe volte, la sensazione di non essere umani… è ingombrante. Il corto prende questa sensazione e la rende letterale: fa paura proprio per questo, ecco perché te lo sto consigliando.

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Conoscevi il corto I'm Not a Robot? Se vuoi suggerirmi un video - uno spot ma anche un cortometraggio d'autore - che hai visto sul web e che ti ha colpito, per la sua tecnica sensazionale o per il contenuto, scrivimi nei commenti qui sotto o contattami. Sono curioso!

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