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MarketingSemplice.net: Luci e Ombre del Programma ELITE Dopo Sei Mesi

13/07/2025 13:00

Vito Sugameli

Recensioni,

MarketingSemplice.net: Luci e Ombre del Programma ELITE Dopo Sei Mesi

La mia esperienza di 6 mesi con il corso Elite di Marketing Semplice di Matt Vhen: una recensione onesta sulle promesse di acquisire clienti altospendenti.

Un percorso formativo ambizioso ma non adatto a tutti: la mia esperienza diretta con il metodo di acquisizione clienti proposto da MarketingSemplice.net di Matt Vhen.

Sono trascorsi più di sei mesi da quando ho deciso di tuffarmi in un’avventura che, col senno di poi, si è rivelata un viaggio tanto complesso quanto rivelatore: l’iscrizione a Marketing Semplice (da non confondere con l'omonimo di Francesco Bersani), il corso ideato da Matt Vhen per guidare liberi professionisti e piccole imprese verso un sistema strutturato di acquisizione clienti tramite il marketing digitale. Non è stato un semplice esperimento, ma un impegno che ho vissuto con intensità, alternando momenti di entusiasmo a fasi di profondo scetticismo. Oggi, con il bagaglio di questa esperienza ancora fresco sulle spalle, voglio condividere con voi un racconto che va oltre i semplici numeri o i risultati tangibili: è una riflessione su cosa significhi, per un filmmaker come me, confrontarsi con un mondo – quello del marketing – che a volte sembra distante anni luce dalla creatività e dalle emozioni che guidano il mio lavoro.

Non vi parlerò solo di cosa ho fatto, ma anche di cosa ho sentito: l’entusiasmo iniziale, le difficoltà che si sono accumulate, i silenzi che hanno fatto rumore e le lezioni che, nonostante tutto, ho portato a casa. Questo articolo nasce per chi, come me, si è chiesto se un corso del genere possa davvero cambiare le carte in tavola, per chi è curioso di sapere cosa c’è dietro le promesse di un metodo “semplice” e per chi, magari, sta cercando la sua strada tra le mille opzioni del panorama digitale. Preparatevi: vi porto con me in questo percorso, con la sincerità e la schiettezza che cerco sempre di mettere nero su bianco sul blog.

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Le Aspettative: Tra Scetticismo e Curiosità

Prima di accettare la proposta di MarketingSemplice, mi sono preso del tempo per riflettere. Il mondo del marketing online, lo sappiamo, è un terreno insidioso: per ogni proposta seria, ci sono decine di fuffaguru che ti bombardano con promesse irrealistiche“Guadagna migliaia di euro in una settimana!”, “Trova clienti senza alzare un dito!” – accompagnate da webinar interminabili e grafici che salgono verso il cielo senza mai spiegare il come. Ero stanco di quel copione. Eppure, qualcosa in Marketing Semplice mi ha fatto esitare. Forse il tono più concreto delle presentazioni, la sicurezza con cui veniva proposto il servizio – come se davvero credessero nella validità del percorso – o la promessa di un rimborso nel caso i risultati non fossero arrivati. Forse le testimonianze di altri professionisti presenti sul sito – che, a dire il vero, è piuttosto anonimo e graficamente poco curato – ma che apparivano autentiche, non costruite ad arte.

Così, ho deciso di buttarmi, ma non da solo. Trascinato da due colleghi videomaker con cui collaboro da anni: ci siamo detti che dividere i costi – non proprio una cifra simbolica – e spartirci il lavoro sarebbe stato un modo per affrontare il corso con più serenità. Abbiamo messo sul tavolo non solo i soldi, ma anche la nostra voglia di crescere: ci piaceva l’idea di imparare una competenza nuova, di uscire dalla nostra comfort zone fatta di obiettivi, luci e timeline di montaggio per esplorare un territorio sconosciuto. Ci siamo approcciati al tutto con la massima serietà: abbiamo creato un calendario condiviso, ci siamo divisi alcuni compiti e abbiamo affrontato il corso con la mentalità di chi vuole davvero fare sul serio. Sapevamo, però, che il tempo sarebbe stato il nostro tallone d’Achille. La vita da videomaker è un incastro continuo di shooting all’alba, montaggi fino a tarda notte e clienti che ti chiamano all’ultimo minuto: ritagliarci spazio per un corso non sarebbe stato facile, ma eravamo disposti a provarci, con la convinzione che, con il giusto impegno, avremmo potuto trasformare questa scommessa in una svolta. Anche nell'ottica di cercare nuove risposte alle aziende che stanno sostituendo il nostro lavoro con le IA.

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ELITE: Come si Struttura il Corso

Elite di MarketingSemplice non è un corso settoriale, e questo rappresenta sicuramente uno dei suoi punti di forza. Non si rivolge solo a videomaker, ma a una platea eterogenea: fotografi che vogliono ottimizzare la gestione del proprio calendario, copywriter in cerca di collaborazioni continuative, coach impegnati a promuovere i propri percorsi, piccoli imprenditori locali o social media manager che desiderano acquisire nuovi clienti in autonomia. Il programma è pensato per costruire un sistema replicabile di acquisizione clienti, indipendentemente dal settore.
Nel nostro caso, il focus si è concentrato sull’email marketing, indicato dal coach come canale preferenziale sulla base della nostra attività. Fin da subito, la strategia viene affrontata con taglio operativo: dalla ricerca dei contatti (tramite tool come Apollo o LinkedIn), alla scrittura delle email, fino alla creazione di sequenze articolate tra messaggi introduttivi, promemoria e proposte. A ciò si affiancano moduli sui social media, lezioni su come personalizzare gli script di vendita e supporto nella gestione delle call con potenziali clienti.

Il tutto è ospitato sulla piattaforma Skool, semplice e ben organizzata. L’ambiente include video-lezioni pre-registrate di Elite, un calendario giornaliero con sessioni live e una chat per interagire con i coach. In linea teorica, offre una struttura chiara e accessibile, con un supporto costante per tutta la durata del percorso. Nel nostro gruppo, abbiamo inizialmente scelto di rivolgerci al settore eventi e concerti, lasciando fuori i video matrimoniali. Un ambito che conoscevamo bene, e che ci sembrava adatto per testare il metodo. Dopo alcuni mesi di risultati deludenti, abbiamo virato le aziende: ci siamo detti che un target B2B – magari PMI che vogliono contenuti per i social o spot per le loro campagne – potesse rispondere meglio alle email a freddo. Una scelta che ci sembrava più coerente con il tipo di comunicazione proposta. Già nelle prime settimane, però, ho percepito un certo scollamento tra il metodo e il mio modo di lavorare. Il ritmo previsto dalle campagne era sostenuto, a tratti faticoso, e la struttura dei messaggi – per quanto ben costruita – mi sembrava lontana dalla comunicazione empatica e su misura che preferisco. Non si tratta di un limite del corso in sé, ma della mia difficoltà ad aderire a un modello che, pur efficace in alcuni contesti, nel mio caso faticava a calzare davvero.

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Il Metodo di Marketing Semplice: Efficace o Invasivo?

Entriamo nel vivo del racconto: il metodo di Marketing Semplice si fonda su una strategia ben definita di email marketing "a freddo", strutturata, automatizzata e quantitativamente rilevante. L’approccio è accuratamente sistematizzato, e se da un lato mostra coerenza con una logica orientata ai numeri, dall’altro può risultare spiazzante per chi, come me, lavora in settori in cui la relazione personale ha un peso predominante.

Il processo prevede:
 

  • Una prima email introduttiva, spesso con un tono amichevole o un video di presentazione;
  • Un secondo messaggio di follow-up;
  • Un successivo reminder, magari con un’offerta specifica o un invito a prenotare una call;
  • Altri due o tre follow-up, indipendentemente dalla risposta.

L’obiettivo è chiaro: se contatti 1.000 persone, anche una minima percentuale di risposte potrebbe bastare per generare clienti. Sulla carta, è una strategia legittima e basata su statistiche replicabili. Ma nella pratica, ho percepito una distanza rispetto al mio modo di lavorare. Mi sono chiesto più volte: «Come reagirei io se ricevessi cinque email da uno sconosciuto che vuole vendermi qualcosa?». La risposta sincera è: probabilmente le ignorerei o le segnalerei. Questo tipo di comunicazione, per quanto strutturata, mi è sembrata poco adatta alla mia attività, che si basa su contatti empatici, ascolto attivo e un approccio più sartoriale. Non critico il metodo in sé: per alcuni settori potrebbe funzionare benissimo. Ma nel mio caso, ha mostrato i suoi limiti.


« Vendere un servizio promettendo conversioni può rivelarsi complicato, soprattutto nell'audiovisivo. Oltre alla matematica e alle statistiche, le aziende sono fatte di persone. E le persone, oltre a rispondere a dinamiche emotive, sono per natura imprevedibili. »


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Acquisizione di Nuovi Clienti: Obiettivi Disattesi

Dopo quasi sei mesi di impegno, cosa abbiamo ottenuto? Molto meno di quanto sperato. Abbiamo generato alcune call, ma nessuna si è concretizzata in collaborazioni o vendite. E non è stata certo una questione di negligenza: abbiamo investito tempo, energia e creatività nel perfezionare le comunicazioni, registrare video introduttivi e confrontarci costantemente per migliorare l'efficacia della strategia. Abbiamo sempre gestito le call in team, cercando di presentarci in modo coordinato e coeso. Tuttavia, ci è stato suggerito di identificare uno di noi come referente unico per la parte commerciale. Un consiglio condivisibile in teoria, ma difficile da applicare nella pratica: quando si lavora in squadra, non è semplice decidere a priori chi sia il più adatto alla vendita. È qualcosa che si comprende solo sul campo, testando dinamiche, sensibilità e capacità comunicative. La nostra intenzione era proprio questa: sperimentare per individuare il ruolo più adatto a ciascuno, senza forzature o scelte affrettate.

Vista la difficoltà riscontrata nell'ottenere risultati in autonomia, abbiamo accettato la proposta del team di Marketing Semplice: far gestire direttamente a loro la parte operativa. Avrebbero inviato oltre 1.000 email mensili per nostro conto, lasciando a noi solo il compito di seguire eventuali riscontri. Sembrava la soluzione perfetta. «Se non funziona con le nostre mani, lasciamo fare a chi lo fa di mestiere e lo insegna», ci siamo detti. Ma purtroppo, nemmeno questo passaggio ha generato i risultati attesi. Il numero di email inviate è stato inferiore a quello promesso e, ancora una volta, nessun cliente. Arrivati alla fine del percorso, ci siamo riuniti – noi tre, insieme a un responsabile del team – per una videochiamata in cui abbiamo espresso tutto il nostro disappunto e avanzato l’ipotesi di un rimborso. A quel punto non si trattava più solo di una questione di esecuzione sbagliata, né di semplice sfortuna. Abbiamo dovuto ammetterlo: quel metodo, per noi, non funzionava. Era un dato di fatto, duro ma innegabile. Anche da parte di chi ce lo aveva venduto, a scatola chiusa.

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Il Rimborso: una Procedura Complessa

In base al contratto, in caso di mancato raggiungimento di determinati risultati e a condizione di aver seguito il percorso in modo conforme, è possibile richiedere il rimborso. Dopo un confronto con il team, ci è stato consigliato di avviare la procedura formale. Era una garanzia che ci aveva rassicurati fin dall’inizio. Prima di avviare la pratica, avevamo fatto una call con un responsabile del team: una persona gentile, che ci aveva ascoltati con attenzione, preso nota del nostro caso e lasciato intendere che avremmo trovato una soluzione. Ci aspettavamo una seconda chiamata, un confronto diretto per chiarire i dettagli. Tuttavia, dopo settimane di silenzio, ci viene detto che bisogna inoltrare la richiesta via email.

La procedura di rimborso si è rivelata articolata. Viene richiesto l’invio di video, screenshot, chat e dashboard di strumenti esterni, alcuni dei quali (nel nostro caso) non erano più attivi dopo l'abbonamento, rendendo difficile reperire la documentazione. Rinnovarli solo per fare uno screenshot? Significava spendere altri 50-100 euro al mese. Sebbene l’intento del processo sia comprensibile, abbiamo vissuto la fase di richiesta come macchinosa e poco orientata al supporto. Dopo alcuni scambi email con l’amministrazione — che ci ha risposto sollevando motivazioni secondo cui non avremmo soddisfatto i requisiti — alla fine, il rimborso ci è stato negato. E noi ci siamo ritrovati con una lezione costosa… e un sapore amaro in bocca.

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Un Metodo Incompatibile con il Mio Approccio

Come filmmaker e content creator, il mio lavoro si basa su fiducia, trasparenza e costruzione di relazioni. I clienti mi scelgono per quello che faccio, ma anche per come lo faccio. Per la mia disponibilità, per la sensibilità nel consigliare e nell’ascoltare, per il rispetto di tempi e linguaggi. L’idea di insistere tramite email automatizzate, pur legittima in alcuni contesti, non si sposa con il mio modo di comunicare. Mi sono sentito a disagio. Mi sembrava di diventare una versione digitale di un venditore porta a porta, e questo contrastava profondamente con i miei valori professionali.

Anche il nome "Marketing Semplice" può trarre in inganno: è accattivante, quasi rassicurante, ma è tutto fuorché semplice. Il percorso è ben strutturato, ma richiede costanza, impegno e competenze che bisogna acquisire quotidianamente. Va seguito con attenzione, e se si vuole davvero ottenere risultati, il coinvolgimento deve essere a tempo pieno. Un investimento, dunque, non solo economico ma soprattutto di tempo. È un sistema formativo, non una soluzione pronta all’uso. Per chi ha già un lavoro a tempo pieno e una mole di attività da gestire, può risultare difficile mantenere il ritmo. Specialmente per chi lavora con le scadenze, come succede a chi crea contenuti con app foto e video, diventa di fatto un secondo lavoro che potrebbe non essere profittevole.

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Pro e Contro + Confronto con Altre Realtà

Rispetto a servizi come Commerciali Digitali, ad esempio, MarketingSemplice è un’esperienza diversa. Commerciali Digitali si occupa di tutto: trova i contatti, li qualifica, ti passa i lead caldi, e tu devi essere abile a chiudere l’accordo. È un servizio (quasi) chiavi in mano, pratico ma costoso. Marketing Semplice, invece, è una masterclass, un percorso formativo che ti mette in mano gli strumenti per costruirti da solo il tuo sistema di acquisizione. Non ti dà pesci, ti insegna a pescare – o almeno ci prova. Le lezioni su Skool sono ben strutturate: ogni giorno un tutor diverso ti guida su un aspetto pratico, che sia l’ottimizzazione di una campagna email o l’uso di Instagram per ottenere nuovi clienti tramite reel. Ci sono video chiari, esempi concreti, sessioni Q&A dove puoi fare domande, e persino la possibilità di prenotare call one-to-one per analizzare il tuo caso. È un’offerta ricca, pensata per chi vuole imparare sul serio.

Questo è un valore aggiunto, ma anche un limite. Se cerchi risultati immediati, se hai bisogno di clienti domani senza doverti immergere in un corso di marketing, questo non fa per te. È un percorso che richiede tempo, pazienza, e una certa predisposizione a sperimentare: devi provare, sbagliare, aggiustare il tiro, e poi provare ancora. Per qualcuno potrebbe essere stimolante: penso a un videomaker agli inizi, che deve ancora aprire la partita IVA, con poche scadenze e tanta voglia di costruirsi un metodo da zero; o a un imprenditore che vuole avere il controllo totale del suo business. Per me, invece, con una routine già piena è stato come aggiungere un secondo lavoro a quello che amo fare. Mi sono chiesto spesso: «Voglio passare ore a scrivere e inviare email di vendita seguendo uno script o preferisco girare video che parlino da soli?». La risposta era ovvia. E oggi, quando vedo su Instagram presentazioni video molto simili tra loro, ne comprendo finalmente l'origine e apprezzo ancora di più la mia unicità.

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Costi e Considerazioni Finali

Veniamo ai numeri, perché un investimento va sempre messo sulla bilancia. Il costo base di sei mesi di MarketingSemplice.net di Matt Vhen è di 2.500€ (IVA inclusa), una cifra che, di per sé, non è esorbitante per un corso di questa portata – ci sono masterclass là fuori che costano il doppio. Ma non è tutto qui. Per mettere in pratica il metodo, servono abbonamenti a software esterni: Apollo per trovare i contatti, Salesforge per gestire le campagne (o eventuali alternative), magari un tool di analisi per tenere d’occhio i dati. Parliamo di 50-150€ al mese in più, a seconda dei piani. Sommando tutto, l’esborso totale può superare i 3.000€ in sei mesinon una sciocchezza per un libero professionista che vive di fatture e incassi incerti.


« Per quanto mi riguarda, è stato un viaggio impegnativo – in termini economici, di tempo e aspettative – ma anche prezioso. Mi ha ricordato che i risultati non nascono mai da un metodo prefabbricato, ma da quello che si costruisce giorno dopo giorno, in armonia con chi sei davvero. »


Cosa mi resta di questa esperienza? Molta delusione. Io sono un filmmaker che seleziona con cura i siti per trovare nuovi clienti, pertanto riconosco quando un approccio non fa per me. Il mio mondo è fatto di immagini, di emozioni, di storie che nascono da un’inquadratura ben pensata o da un taglio che dà ritmo. La mia forza sta nel dialogo con i clienti, nella trasparenza, nella capacità di dire “Questo non fa per te” quando serve, pure andando contro i miei interessi. Un sistema basato su numeri, automazione e insistenza non mi rispecchia, né come professionista né come persona. Non è una condanna al metodo, ma una constatazione di un'esperienza che non ha portato benefici tangibili. Eppure, qualcosa mi ha lasciato: la consapevolezza che non esiste una strategia valida per tutti. E che un metodo, per funzionare davvero, deve rispecchiare l'onestà intellettuale di chi lo applica.

Hai avuto un’esperienza con Marketing Semplice o con altri programmi di marketing digitale? Scrivimi o lascia un commento: il confronto è sempre occasione di crescita.

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