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Girare un Video Musicale da Solo: La Mia Esperienza con Cammurrìa di Biancamare

07/09/2025 20:46

Vito Sugameli

Video Musicali, videoclip, trapani,

Girare un Video Musicale da Solo: La Mia Esperienza con Cammurrìa di Biancamare

Scopri come ho girato da solo il videoclip Cammurrìa di Biancamare (Universal Music): attrezzatura, sfide e trucchi del videomaker “one man band”.

Sono un grande fan del lavoro di squadra ma, talvolta, capita di lavorare in solitudine: di recente mi è successo con il videoclip di Cammurrìa, il nuovo singolo di Biancamare distribuito da Universal Music.

Girare un video musicale è quasi sempre un lavoro di squadra. C’è il regista che tiene insieme la visione, l’operatore di camera che insegue ogni movimento e il direttore della fotografia che cura l'estetica; forse c’è un drone che apre lo sguardo dall’alto, sicuramente c’è un montatore che costruisce il ritmo. A volte, però, la squadra sei solo tu. Non hai nessuno con cui dividere il concept che hai il mente né il peso di una scelta o l’urgenza di una decisione: l’idea, l’inquadratura, la logistica, l’editing… tutto dipende da te. Personalmente sono un grande fan del lavoro di squadra – come si dice? “L’unione fa la forza” – ma a volte capita di trovarsi a lavorare in solitudine, per motivi diversi (e sì, talvolta anche senza compenso, se lo si considera un investimento su se stessi). 


Di recente mi è successo di tornare ad essere un vero e proprio one man band durante le riprese del videoclip di Cammurrìa, il nuovo singolo dell’artista trapanese Floriana Poma – in arte Biancamare – distribuito da Universal Music.


È stata un’esperienza intensa e stimolante, che voglio raccontarti qui sul mio blog. Ma prima facciamo un passo indietro: cosa significa davvero essere un one man band quando si parla di filmmaking? Nel linguaggio musicale, l'espressione «one man band» indica l’artista che suona più strumenti contemporaneamente, gestendo da solo l’intera esecuzione. Traslato nel mondo del videomaking, il termine descrive chi si occupa in autonomia di tutte le fasi di produzione: ideazione, regia, riprese, gestione tecnica e montaggio. In pratica, significa racchiudere in una sola persona l’intero lavoro che normalmente richiederebbe una crew. Non è soltanto questione di risorse ridotte: è anche un approccio creativo che ti costringe a sviluppare elasticità, visione e capacità di problem solving.

Chi è Biancamare? L’Artista Trapanese che Sogna il Cinema

Floriana è una persona disinvolta e determinata, con un bagaglio di esperienze televisive di tutto rispetto: prima ad Amici di Maria De Filippi (nella stessa classe di Elodie), poi a Italia’s Got Talent, dove ha partecipato con la Gypsy Musical Academy conquistando il Golden Buzz – ossia l’accesso diretto alla finale – e infine nella serie Makari, nel ruolo di Alida. Questa formazione le ha dato una naturale consapevolezza scenica che mi ha permesso di darle pochissime indicazioni attoriali: capiva al volo cosa desiderassi da lei e si impegnava al massimo, anche quando le ho chiesto di ripetere la coreografia decine di volte.

Il rovescio della medaglia del lavorare da solo, infatti, è dover rifare molte riprese per ottenere diverse prospettive della stessa scena, assicurandosi che ogni movimento venga replicato alla perfezione. Nei due balletti principali - coreografati da Rosy Guaiana con la preziosa partecipazione delle ballerine Desiré Marchingiglio e Anna Genovese - questa sfida è stata particolarmente ardua, sia sul set che in fase di montaggio. Ciò che mi ha colpito di Floriana è stata la sua polivalenza artistica: canta, recita, balla, e lo fa con una dedizione rara. Questa versatilità, unita a una naturale alchimia e a un’ossessione comune per il cinema, ha creato subito tra noi un rapporto di fiducia e rispetto reciproco.

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La Fotografia: Come ho Costruito l’Atmosfera del Videoclip

Cammurrìa (parola siciliana che in italiano si può tradurre come “seccatura, scocciatura, fastidio”) è un brano che alterna energia e malinconia. Il videoclip cerca di restituire proprio queste sfumature, in modo semplice e diretto, grazie anche alla direzione artistica di Elena Alaimo (Wushu Studio) e Giovanni Mannina, che ha curato anche il soggetto. Il patrocinio del Comune di Trapani ci ha permesso di girare in luoghi storici come Palazzo Cavarretta e la Tonnara di San Giuliano a Punta Tipa, cornici che hanno esaltato un paesaggio luminoso e mediterraneo. Alcune location inizialmente pensate per il video sono state sacrificate, ma hanno comunque trovato spazio nello shooting fotografico firmato da Ilenia Galia, dove la luce si adattava meglio allo stile richiesto.

Per Biancamare ho immaginato un videoclip che si muovesse tra luce mediterranea e ombre leggere, tra dettagli ravvicinati – capaci di catturare sguardi e mani – e riprese aeree che regalassero respiro e paesaggio. Ho scelto di lavorare esclusivamente con luce naturale, pianificando le riprese in orari precisi per ottenere le condizioni luminose che desideravo. Negli interni ho sfruttato le finestre e i loro tagli prospettici; negli esterni, invece, ho giocato con la luce calda del tramonto o con le zone d’ombra, quando il sole diventava troppo diretto, così da mantenere una resa morbida sui soggetti.

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Montaggio Mentale sul Set con la Giusta Attrezzatura

Alla mia Sony a7SIII ho abbinato lenti fisse Sony da 35mm e 85mm F1.8 - ho evitato obiettivi tele per via del loro ingombro. La camera a mano restituisce una presenza più viva e imperfetta, anche in movimento. Per le coreografie invece ho usato il DJI Pocket 3 (di cui trovi qui la mia recensione), l’accessorio stabilizzato che porto sempre con me: piccolo, leggero, rapido da montare, perfetto quando non ho assistenti o tempo per preparare un gimbal più complesso. Il drone, invece, ha una doppia funzione: scenografica e metaforica. Non si limita a mostrare paesaggi dall’alto, ma amplifica il contrasto tra devastazione interiore e desiderio di rivalsa. L’immagine di Floriana che balla tra le macerie sintetizza alla perfezione questo concetto. L'approccio “one man band” ha richiesto grande flessibilità e un notevole sforzo fisico e mentale: passare in un attimo da riprese a mano a quelle con gimbal o drone, il tutto pensando già in funzione della postproduzione. Ogni fase tecnica è stata gestita in prima persona, senza intermediari.

In queste condizioni ogni decisione deve essere immediata: non c’è nessuno che ti avverte se un controluce è eccessivo o se un’inquadratura può essere migliorata. Anche la logistica cambia prospettiva: senza una crew, l’attrezzatura deve essere compatta e versatile, capace di coprire tutte le esigenze senza trasformarsi in un ostacolo. Lavorare da solo ti costringe a moltiplicare le competenze. In team c’è sempre qualcuno a cui affidare un compito specifico: un operatore dedicato alla camera, un tecnico che controlla la messa a fuoco, un assistente pronto a sistemare un cavo o a passarti una batteria; qui, invece, sei regista, operatore e editor allo stesso tempo. Mentre filmi, per esempio, stai già pensando a come quella sequenza si incastrerà nel ritmo di montaggio. Quando manca la rete di supporto che un team può offrire, ogni imprevisto diventa un banco di prova: se un cavo si rompe o il vento mette in difficoltà il drone, non puoi chiedere a qualcun altro di occuparsene mentre continui a girare. Sei tu a dover risolvere e, allo stesso tempo, a mantenere il ritmo del lavoro.

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Preparazione e Improvvisazione: Le Doti di Chi Gira da Solo

Prima di girare Camurria, la scaletta delle riprese era già chiara nella mia testa - quasi come avessi uno storyboard mentale – e questo mi ha permesso di passare da un’inquadratura all’altra in modo ordinato, senza perdere tempo a consultare appunti. Ho optato anche per una attrezzatura ridotta all’essenziale ma versatile, capace di trasformarsi rapidamente e permettermi di passare da dettaglio a panoramica senza interruzioni.

Sul set, tuttavia, la capacità di adattarsi conta quanto la pianificazione. Una nuvola che copre il sole, un movimento improvvisato dell’artista, una location che si rivela più interessante di quanto previsto: sono situazioni che vanno colte al volo. Farlo da solo significa avere piena libertà, ma anche piena responsabilità del risultato. Questa autonomia totale è la sfida più grande e, allo stesso tempo, il vantaggio principale di lavorare da solo: ti permette di mantenere coerenza visiva dal primo ciak all’ultimo fotogramma, senza mediazioni, e di trovare un ritmo produttivo più veloce, libero dai tempi di attesa e dalle riunioni. È un esercizio di consapevolezza tecnica e creativa, un allenamento che insegna a fidarti delle tue decisioni e a trasformare i limiti in stile.

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E tu, di che “partito” sei: lavoro rigorosamente di squadra o videomaker solitario? Raccontami la tua esperienza o contattami se vuoi collaborare.

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