



Filmmaker, Regista, Montatore, Content Creator

Il mio primo incontro con il cinema non è stato mediato, né rassicurante. È arrivato presto, troppo presto forse, a sette anni, attraverso film che non avrei dovuto vedere. Horror proibiti, guardati di nascosto, con gli occhi spalancati e il battito accelerato. Non era intrattenimento: era un’esperienza fisica, quasi perturbante. Da lì ho capito che le immagini potevano lasciare un segno. Col tempo, quella sensazione si è trasformata in una necessità.
Il cinema è diventato il mio linguaggio principale, il luogo in cui far convergere immaginazione, osservazione e studio. Da quel nucleo si sono irradiati altri mondi: i fumetti, i videogiochi, la tecnologia. Non come semplici passioni collaterali, ma come ecosistemi narrativi da esplorare. Sono cresciuto così: curioso, ossessivo, metodico. Un nerd nel senso più puro del termine, con un rispetto quasi artigianale per i processi creativi. Il mio percorso non è accademico. Sono un autodidatta, ma non sono mai stato solo.

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Non cerco immagini spettacolari, ma immagini necessarie. Quelle che resistono quando tutto il resto scompare.
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I miei maestri sono stati i film stessi: visti, rivisti, smontati. I contenuti speciali, le interviste, i dietro le quinte hanno avuto per me lo stesso valore di una scuola. A quell’esperienza visiva si è affiancata presto la scrittura, che mi ha portato verso la critica cinematografica e, ancora giovanissimo, a collaborare con alcune delle realtà editoriali più attive del web (Spaziogames, Everyeye, Game Republic, Taxi Drivers). Un passaggio fondamentale, perché mi ha insegnato a pensare le immagini prima ancora di realizzarle.
Da quell’esigenza di riflessione è nato anche SilenzioinSala.com: un progetto editoriale che considero ancora oggi una parte viva del mio percorso. Scrivere di cinema mi ha costretto a prendere posizione, a chiarire uno sguardo, a non accontentarmi della superficie. Prima di arrivare al cinema come pratica concreta, ho attraversato altri territori. Ho iniziato con la fotografia, poi con il video, fino ad avvicinarmi al racconto di matrimonio. Anche lì, fin dall’inizio, ho scelto un approccio documentaristico, lontano dalla messa in scena e vicino all’osservazione. Non mi interessava “abbellire”, ma restituire un tempo, una presenza, una verità possibile.
La produzione cinematografica ha iniziato a prendere forma strutturata nel 2011, con la fondazione di Piano9 Produzioni, oggi associazione di promozione sociale. Piano9 non è mai stata solo una sigla, ma un luogo di incontro: un ensemble fluido di persone con cui condividere visioni, tentativi, fallimenti e risultati. Un laboratorio permanente. Nel corso degli anni ho lavorato come aiuto regista, direttore della fotografia, collaboratore a progetti di videoinstallazione e web series, muovendomi tra cinema, arti visive e sperimentazione. Parallelamente ho scritto, prodotto e diretto cortometraggi che hanno trovato spazio in festival e contesti internazionali, ricevendo premi e menzioni. Esperienze diverse, ma unite da un filo comune: la ricerca di un linguaggio personale.

Dal 2021 al 2022 ho ricoperto il ruolo di direttore artistico di un festival internazionale di cortometraggi indipendenti. Un’esperienza che ha completato il cerchio, riportandomi dall’altra parte dello schermo, nel ruolo di osservatore e curatore. Ancora una volta, a confrontarmi con lo sguardo degli altri. Oggi lavoro come regista e montatore video, ma continuo a considerarmi, prima di tutto, un autore. Ogni progetto è un’occasione per esercitare uno sguardo, per fare una scelta, per assumermi una responsabilità narrativa. Che si tratti di un film, di un documentario, di un wedding film o di un lavoro commerciale, il punto di partenza resta sempre lo stesso: osservare, comprendere, dare forma.
Accanto alla produzione, negli ultimi anni ho affiancato anche l’attività di docente esterno e formatore, collaborando con scuole e percorsi dedicati all’audiovisivo. Un’esperienza che non vivo come un’estensione didattica del mio lavoro, ma come una sua naturale conseguenza. Insegnare significa rallentare, rendere espliciti i processi, interrogare le scelte prima ancora dei risultati. È un modo per restituire ciò che ho imparato sul campo e, allo stesso tempo, continuare a mettermi in discussione. Perché trasmettere uno sguardo non significa imporlo, ma aprire uno spazio di confronto.

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